KrokFin

Cerca nel sito

Trova un articolo, un calcolatore o un termine e aprilo direttamente.

Calcolatore inflazione con indice ISTAT

Leggi articolo

Indici dei prezzi: Istat, indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) senza tabacchi. Ultimo mese disponibile: settembre 2026

Cosa mostra il calcolatore dell'inflazione

Questo calcolatore risponde a due domande molto vicine sul passato. La prima: di quanto sono saliti i prezzi tra due mesi, per esempio negli ultimi dodici mesi o da gennaio 2020? La seconda: quanto vale un importo di un mese ai prezzi di un altro, per esempio uno stipendio di dieci anni fa in denaro di oggi?

Per l'Italia usa l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati senza tabacchi, il FOI dell'Istat, con dati mensili da gennaio 1996. È l'indice che l'Istat pubblica per le rivalutazioni monetarie, quello a cui si pensa quando si parla di «rivalutazione ISTAT». Puoi scegliere anche Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti o Ucraina: il calcolatore passa allora all'indice nazionale e alla valuta di quel Paese. I dati sono inclusi nella pagina, il calcolo avviene nel tuo browser e nulla di ciò che scrivi viene inviato.

Un indice ufficiale ti dice se un aumento di stipendio è stato reale o solo sulla carta, traduce risparmi, un prezzo o un affitto di anni fa in denaro di oggi e permette di confrontare il rendimento di un conto deposito o di un BTP con l'inflazione dello stesso periodo.

Se vuoi prima capire che cos'è l'inflazione, parti dall'articolo su l'inflazione e perché il denaro perde valore.

Come si usa: Paese, mesi, importo

La sezione «I tuoi numeri» ha sei righe.

  1. Paese. L'Italia è preimpostata. Se cambi Paese, si adattano i mesi disponibili e la valuta, e uno scenario fissato viene cancellato, perché confrontare euro e dollari non ha senso. L'importo inserito resta.
  2. Come contare. Due pulsanti: «Tra due mesi» e «Mesi inclusi». È preimpostato «Tra due mesi», il modo in cui funziona la maggior parte dei confronti tra allora e oggi. La differenza è spiegata più sotto.
  3. Mese iniziale. Mese e anno si scelgono da due elenchi. La nota sotto il campo indica il primo mese disponibile.
  4. Mese finale. Non può precedere il mese iniziale: se sposti il mese iniziale oltre quello finale, anche il finale si sposta. La nota indica l'ultimo mese disponibile.
  5. Importo espresso ai prezzi del. «Mese iniziale» porta l'importo in avanti, ai prezzi del mese finale. «Mese finale» lo porta indietro: mostra quanto sarebbe valso allora il tuo importo espresso in prezzi di oggi.
  6. Importo. Il valore iniziale è 1.000 €. Il cursore arriva a 100.000 € e puoi digitare fino a mille miliardi. Sullo smartphone il campo ha i pulsanti meno e più.

All'apertura il calcolatore mostra gli ultimi dodici mesi. Con dati fino a settembre 2026 il periodo va da settembre 2025 a settembre 2026: 1.000 € diventano 1.040,43 €.

Come leggere i risultati

La cifra principale è l'importo equivalente, con una frase che dice esattamente cosa è stato calcolato, per esempio «1.000,00 € ai prezzi di settembre 2025 equivalgono, ai prezzi di settembre 2026, a». Sotto trovi cinque valori:

  • Indice dei prezzi: il livello dei prezzi alla fine del periodo se all'inizio era 100%. Un 104,0% significa che il paniere costa 1,04 volte tanto;
  • Inflazione nel periodo: la stessa informazione come variazione, +4,0%. Se i prezzi sono scesi, la cifra è negativa;
  • Inflazione media annua: il tasso annuo costante che darebbe lo stesso aumento. Con meno di dodici mesi compare un trattino con la nota «meno di 12 mesi»;
  • Variazione del potere d'acquisto: quanto compra in meno lo stesso importo alla fine. Con un'inflazione del 4,0% è −3,9%, non −4,0%;
  • Mesi considerati: il numero di variazioni mensili nel periodo.

Più sotto ci sono tre schede. Grafico mostra l'andamento dell'importo equivalente, con una linea punteggiata per l'importo inserito. Per anno divide il periodo in anni solari, con la variazione di ogni tratto e quella dall'inizio. Per mese elenca ogni mese con il suo indice (mese precedente = 100), per periodi fino a 360 mesi.

Fissa per confrontare memorizza il calcolo attuale e, se poi cambi mesi o importo, mostra la differenza rispetto a quello. PDF salva dati inseriti, risultati e tabella per anno, Reimposta ripristina i valori iniziali. Sullo smartphone il risultato resta in una barra in fondo allo schermo; «Dettagli» apre valori e schede.

Come si calcola l'inflazione tra due mesi

Un indice dei prezzi al consumo è un livello dei prezzi rispetto a un anno base. Il FOI senza tabacchi è oggi in base 2025 = 100: a settembre 2026 valeva 104,3, cioè i prezzi erano il 4,3% sopra la media del 2025. Il livello da solo dice poco; conta il rapporto tra due mesi:

Indice dei prezzi = FOI(mese finale) ÷ FOI(mese iniziale) × 100%
Inflazione nel periodo = Indice dei prezzi − 100%
Importo equivalente = Importo × FOI(mese finale) ÷ FOI(mese iniziale)
  • per riportare un importo ai prezzi del mese iniziale si divide per lo stesso rapporto invece di moltiplicare;
  • se i due mesi sono nella stessa base, l'anno base si annulla nella divisione.

Il FOI però ha cambiato base più volte, e un indice in base 2015 non si può dividere direttamente per uno in base 2025. L'Istat pubblica per questo i coefficienti di raccordo, ciascuno pari all'indice medio del nuovo anno base espresso nella base precedente, diviso 100. Quando il periodo attraversa uno o più cambi di base, il rapporto si moltiplica per i coefficienti incontrati:

Variazione = FOI(mese finale) ÷ FOI(mese iniziale) × coefficienti di raccordo − 1
Coefficienti FOI senza tabacchi: 1995→2010 = 1,373 · 2010→2015 = 1,071 · 2015→2025 = 1,214

Un esempio con i valori del calcolatore: a settembre 2025 il FOI senza tabacchi era 121,7 in base 2015, a settembre 2026 104,3 in base 2025. 104,3 ÷ 121,7 × 1,214 = 1,0404: i prezzi sono saliti del 4,0%, esattamente la variazione annua che l'Istat ha comunicato per settembre 2026. Il calcolatore fa questo passaggio da solo, su tutti i valori pubblicati. L'articolo Cosa sono gli indici di mercato spiega come un indice riassume molti prezzi in un solo numero e perché lo si riferisce a una base.

Due valori derivano dall'indice dei prezzi:

Inflazione media annua = (Indice dei prezzi ÷ 100%)^(12 ÷ mesi) − 1
Variazione del potere d'acquisto = 100% ÷ Indice dei prezzi − 1

La seconda formula spiega perché il potere d'acquisto scende più lentamente di quanto salgano i prezzi. Se i prezzi raddoppiano, l'indice è 200% e il denaro compra il 50% in meno, non il 100%. In Italia ci siamo vicini: da gennaio 1996 a settembre 2026 l'indice dei prezzi è 181,8% e il potere d'acquisto è cambiato del −45,0%.

«Tra due mesi» o «Mesi inclusi»

I due pulsanti leggono «dal mese A al mese B» in modo diverso, ed è qui la causa più frequente di risultati che non coincidono con una cifra vista altrove.

Tra due mesi confronta il livello dei prezzi del mese finale con quello del mese iniziale. Da gennaio a settembre ci sono otto variazioni mensili: febbraio, marzo e così via fino a settembre. La variazione di gennaio resta fuori, perché gennaio è il punto di riferimento. È la scelta giusta quando un importo è legato a un mese preciso: uno stipendio di settembre 2016, il prezzo di un acquisto di marzo, un contratto firmato a maggio. Anche le rivalutazioni monetarie dell'Istat confrontano così due indici mensili.

Mesi inclusi moltiplica le variazioni mensili di tutti i mesi dal primo all'ultimo. Da gennaio a settembre sono allora nove mesi, misurati dal livello dei prezzi del dicembre precedente. Così nascono cifre come «da inizio anno» o l'inflazione di un anno intero da dicembre a dicembre.

PeriodoTra due mesiMesi inclusi
Gennaio–settembre 20268 mesi, 103,9%9 mesi, 104,2%
Dicembre 2024–dicembre 202512 mesi, 101,1%13 mesi, 101,2%
Gennaio–dicembre 202511 mesi, 100,5%12 mesi, 101,1%
Solo settembre 20260 mesi, 100%1 mese, 100,6%

La regola pratica: per un anno solare scegli «Mesi inclusi» da gennaio a dicembre, oppure «Tra due mesi» dal dicembre precedente a dicembre. Danno lo stesso indice. Per l'inflazione di un solo mese scegli «Mesi inclusi» con lo stesso mese iniziale e finale: settembre 2026 ha segnato +0,6% su agosto, la variazione congiunturale comunicata dall'Istat.

Se hai dubbi, guarda «Mesi considerati». «Da gennaio a settembre» nel linguaggio di tutti i giorni significa 9 mesi, «da settembre 2016 a settembre 2026» significa 120. Se il numero non torna con quello che hai in mente, cambia modo di contare.

L'inflazione in Italia anno per anno

La tabella seguente è stata calcolata con questo calcolatore sul FOI senza tabacchi: ogni riga confronta dicembre con il dicembre dell'anno precedente. Gli indici di questi anni sono tutti in base 2015, quindi si confrontano direttamente. L'ultima colonna mostra quanto valevano 1.000 € del dicembre precedente ai prezzi di quel dicembre.

AnnoFOI a dicembre (base 2015)Dicembre su dicembre1.000 € un anno dopo
2017101,10,8%1.007,98 €
2018102,11,0%1.009,89 €
2019102,50,4%1.003,92 €
2020102,3−0,2%998,05 €
2021106,23,8%1.038,12 €
2022118,211,3%1.112,99 €
2023118,90,6%1.005,92 €
2024120,21,1%1.010,93 €
2025121,51,1%1.010,82 €

Dopo anni con prezzi quasi fermi, e un lieve calo nel 2020, sono arrivati il 3,8% del 2021 e l'11,3% del 2022, di gran lunga il salto più forte della tabella. Nei dodici mesi fino a novembre 2022 i prezzi sono saliti dell'11,5%. Poi l'inflazione è tornata intorno all'1% l'anno. Nei nove anni insieme l'indice è passato da 100,3 a dicembre 2016 a 121,5 a dicembre 2025, un rapporto di 1,211: i prezzi sono saliti di circa un quinto.

Le cifre da dicembre a dicembre non sono l'inflazione media annua, che confronta medie di dodici mesi; il calcolatore non calcola medie annue. Per un anno qualsiasi dal 1997 scegli «Tra due mesi» dal dicembre precedente al dicembre che ti interessa, oppure usa la scheda «Per anno», che lo fa per un periodo lungo in un colpo solo. «Per mese» mostra quali mesi hanno pesato di più.

Quale indice usa ogni Paese

Ogni Paese dell'elenco usa il suo indice nazionale dei prezzi al consumo, non destagionalizzato, così come lo pubblica l'istituto di statistica. La tabella mostra quale serie usa il calcolatore e da quale mese partono i dati.

PaeseIndiceChi lo pubblicaDati da
ItaliaFOI senza tabacchiIstatGennaio 1996
GermaniaVerbraucherpreisindex (VPI)Destatis, tramite la Deutsche BundesbankGennaio 1991
FranciaIndice des prix à la consommation (IPC)InseeGennaio 1996
SpagnaÍndice de precios de consumo (IPC)INEGennaio 2002
Stati UnitiCPI-U, tutte le voci, media urbanaBureau of Labor StatisticsGennaio 1913
UcrainaIndici dei prezzi al consumo, mese precedente = 100Servizio statale di statisticaAgosto 1991

Perché non destagionalizzato? La destagionalizzazione toglie gli andamenti che si ripetono ogni anno, per confrontare un mese con il successivo. Chi confronta prezzi nel tempo vuole invece i prezzi pagati davvero, e le rivalutazioni si fanno sugli indici pubblicati, senza correzioni.

L'Istat produce ogni mese il FOI senza tabacchi da febbraio 1992, in attuazione della legge n. 81 del 5 febbraio 1992. Per i periodi a cavallo di quel mese l'Istat applica un coefficiente aggiuntivo di 1,0009; nel calcolatore la serie parte dal 1996, quindi non serve.

NIC, FOI e IPCA

L'Istat calcola tre indici dei prezzi al consumo. Il NIC, per l'intera collettività nazionale, misura l'inflazione dell'intero sistema economico ed è il riferimento per l'inflazione del Paese. Il FOI si riferisce alle famiglie residenti che fanno capo a un operaio o a un impiegato e serve ad adeguare periodicamente i valori monetari, per esempio gli affitti. L'IPCA, l'indice armonizzato, ha la stessa popolazione del NIC ma usa il prezzo effettivamente pagato: per i medicinali conta solo la quota a carico del consumatore e tiene conto dei saldi e delle promozioni. Serve a confrontare l'inflazione in Europa, e su di esso la Banca centrale europea misura il suo obiettivo del 2% a medio termine.

Le tre cifre di solito sono vicine ma non uguali: a settembre 2026 il NIC e l'IPCA sono saliti del 4,2% su base annua, il FOI senza tabacchi del 4,0%. Il calcolatore usa il FOI senza tabacchi perché è l'indice che l'Istat pubblica per le rivalutazioni monetarie. Per gli altri Paesi segue lo stesso principio di base: l'indice nazionale dei prezzi al consumo. Per la serie ucraina, l'ente che la pubblica avverte che dal 2014 i dati escludono i territori temporaneamente occupati e, da marzo 2022, anche parte delle zone di combattimento.

Inflazione media annua e potere d'acquisto

L'aumento dei prezzi su un periodo lungo sembra enorme ed è difficile da confrontare con un tasso di interesse annuo. Per questo il calcolatore mostra anche l'inflazione media annua: il tasso costante che darebbe lo stesso aumento nello stesso tempo. Da gennaio 2020 a settembre 2026 i prezzi in Italia sono saliti del 23,3% in 80 mesi, cioè del 3,2% l'anno.

È questa la cifra da confrontare con l'interesse che ha reso il tuo denaro. Se un conto deposito ha reso, al netto delle imposte, meno dell'inflazione media dello stesso periodo, i risparmi hanno perso potere d'acquisto anche se il saldo è cresciuto. L'articolo su l'interesse composto e il valore temporale del denaro spiega perché piccole differenze annue pesano tanto negli anni.

Uno sguardo più lungo: da gennaio 2002, il mese dell'euro in contanti, a settembre 2026 l'indice dei prezzi è 159,8%, in media l'1,9% l'anno. È vicino al 2% a cui mira la BCE, anche se la banca centrale lo misura sull'IPCA dell'intera area dell'euro, non sul FOI italiano.

Il potere d'acquisto è l'altra faccia: se i prezzi sono saliti del 23,3%, lo stesso importo compra il 18,9% in meno. Per conservarlo, il denaro deve crescere almeno quanto i prezzi, anno dopo anno.

Il tuo stipendio è cresciuto davvero?

Un aumento nominale dello stipendio non ti rende più ricco da solo. La variazione reale si ottiene dividendo la crescita dello stipendio per la crescita dei prezzi nello stesso periodo:

Variazione reale = (importo nuovo ÷ importo vecchio) ÷ (Indice dei prezzi ÷ 100%) − 1

Supponi che a settembre 2016 guadagnassi 25.000 € lordi l'anno. «Tra due mesi» da settembre 2016 a settembre 2026 dà un indice dei prezzi del 126,6% e un importo equivalente di 31.655,05 €: tanto ti servirebbe oggi per comprare ciò che allora compravano 25.000 €. Se oggi guadagni 33.000 €, lo stipendio è cresciuto del 32% in termini nominali e del 4,2% in termini reali: 1,32 ÷ 1,2662 − 1. Se guadagni 30.000 €, sulla carta è +20%, in termini reali −5,2%.

Lo stesso controllo vale per una pensione, un affitto o il prezzo di una casa. Per lo stipendio alla fine conta il netto, e anche imposte e contributi possono essere cambiati nel frattempo.

Da dove vengono i dati e quando cambiano

I dati italiani provengono dal servizio di dati aperti dell'Istat; le altre serie dai servizi dei rispettivi istituti (quella tedesca tramite la Deutsche Bundesbank). La riga sotto il calcolatore indica fonte e licenza, per l'Italia la CC BY 4.0. I dati vengono aggiornati dopo ogni pubblicazione, quindi l'ultimo mese può essere indietro di uno o due mesi rispetto al calendario.

L'Istat diffonde prima una stima preliminare e poi i dati definitivi; il calcolatore usa solo i definitivi. I dati di settembre 2026 sono stati pubblicati il 16 ottobre 2026. L'indice FOI viene anche pubblicato nella Gazzetta Ufficiale, come prevede l'art. 81 della legge 392/1978. Gli Stati Uniti hanno invece una lacuna: il Bureau of Labor Statistics non ha pubblicato il CPI-U di ottobre 2025, che quindi non si può scegliere come mese iniziale o finale.

Cambi di base e coefficienti di raccordo

Con i dati di gennaio 2026 l'Istat ha avviato le nuove serie del FOI in base 2025, secondo la nuova classificazione europea delle spese, e ha ricostruito le serie storiche dal 1996 garantendo che gli indici generali restino invariati. Le basi precedenti, 2015 e 2010, si raccordano con i coefficienti 1,214 e 1,071, e la base 1995 con 1,373, come indica la nota Istat sulle rivalutazioni monetarie. Il calcolatore conserva ogni valore nella sua base, così come è pubblicato, e applica i coefficienti durante il calcolo. Un controllo: per gennaio 2009–gennaio 2026 l'Istat ottiene +33,6% nel suo esempio ufficiale, e il calcolatore dà un indice dei prezzi del 133,6%.

Perché il risultato può differire di qualche centesimo

L'Istat arrotonda la variazione percentuale a un decimale e il coefficiente di rivalutazione a tre decimali, e per rivalutare un importo lo moltiplica per il coefficiente arrotondato. Il calcolatore usa invece il rapporto esatto, senza arrotondamenti intermedi. Le percentuali mostrate coincidono, ma un importo grande può differire di qualche centesimo o di qualche euro: l'esempio 3 qui sotto mostra il caso concreto. Se un contratto o una sentenza richiede il metodo Istat, applica il coefficiente arrotondato.

Importi in lire e altre valute

Gli indici dei prezzi proseguono attraverso i cambi di valuta, ma l'importo va inserito nella valuta con cui lavora il calcolatore. Italia, Germania, Francia e Spagna hanno adottato l'euro nel 1999 come moneta scritturale, mentre banconote e monete sono arrivate a gennaio 2002. Un importo nella valuta precedente si converte prima in euro al cambio fisso:

PaeseValuta precedenteCambio fisso per euro
ItaliaLira1.936,27
GermaniaMarco tedesco1,95583
FranciaFranco francese6,55957
SpagnaPeseta166,386

Se il mese iniziale è precedente a gennaio 2002, un avviso sotto il risultato ricorda il cambio; la conversione la fai tu. Per esempio, 1.000.000 di lire sono 1.000.000 ÷ 1.936,27 = 516,46 €. È questo l'importo da inserire, non un milione. I dati spagnoli partono dal 2002, quindi lì l'avviso non compare mai; per l'Ucraina c'è un avviso simile per il karbovanets, prima di settembre 1996.

Il calcolatore non converte tra valute: i risparmi in euro perdono valore con l'inflazione del Paese in cui spendi, e i tassi di cambio sono un'altra questione. Come inflazione, tassi e cambi incidono sul rendimento delle varie attività lo spiega l'articolo su rischio e rendimento.

Esempi svolti

Le cifre seguenti sono risultati del calcolatore con dati fino a settembre 2026. Con dati più recenti mesi finali e importi cambieranno.

Esempio 1: 100 € di due anni fa

Situazione: vuoi sapere quanto valgono 100 € di settembre 2024 ai prezzi di settembre 2026, e quanto sarebbero valsi allora 100 € di oggi.

Passaggi:

  1. Lascia il Paese su Italia e il modo di contare su «Tra due mesi».
  2. Imposta come mese iniziale settembre 2024 e come mese finale settembre 2026.
  3. Lascia «Importo espresso ai prezzi del» su «Mese iniziale» e scrivi 100.
  4. Poi passa «Importo espresso ai prezzi del» a «Mese finale».

Risultato: in avanti, 105,52 €. Indice dei prezzi 105,5%, inflazione nel periodo +5,5%, inflazione media annua 2,7%, variazione del potere d'acquisto −5,2%, 24 mesi. «Per anno» mostra +0,2% da settembre a dicembre 2024, +1,1% nel 2025 e +4,2% da gennaio a settembre 2026, con equivalenti di 100,17 €, 101,25 € e 105,52 €. All'indietro, 100 € di settembre 2026 equivalgono solo a 94,77 € di settembre 2024.

Conclusione: il +5,5% coincide con la variazione su due anni che l'Istat riporta per il FOI di settembre 2026. Quasi tutta la perdita di potere d'acquisto è arrivata nei primi nove mesi del 2026.

Esempio 2: un milione di lire del 1996 ai prezzi di oggi

Situazione: nel gennaio 1996 un'auto usata costava 1.000.000 di lire. Quanto sarebbe quella somma ai prezzi di settembre 2026?

Passaggi:

  1. Converti prima: 1.000.000 ÷ 1.936,27 = 516,46 €.
  2. Scegli «Tra due mesi», mese iniziale gennaio 1996, mese finale settembre 2026.
  3. Lascia «Importo espresso ai prezzi del» su «Mese iniziale» e scrivi 516,46.

Risultato: 939,07 €. Indice dei prezzi 181,8%, inflazione nel periodo +81,8%, inflazione media annua 2,0%, variazione del potere d'acquisto −45,0%, 368 mesi. Sotto il risultato compare l'avviso che prima del 2002 i prezzi erano in lire e che l'importo va inserito al cambio di 1.936,27. La scheda «Per mese» non c'è, perché il periodo supera i 360 mesi.

Conclusione: chi pensa che un milione di lire fosse «circa 500 euro» sottovaluta la somma quasi della metà. Ai prezzi di oggi sono circa 940 €.

Esempio 3: una rivalutazione a cavallo di due cambi di base

Situazione: vuoi rivalutare 1.000 € di settembre 2015 ai prezzi di settembre 2026. Gli indici pubblicati sono 107,0 per settembre 2015 (base 2010) e 104,3 per settembre 2026 (base 2025).

Passaggi:

  1. Scegli «Tra due mesi», mese iniziale settembre 2015, mese finale settembre 2026.
  2. Lascia «Importo espresso ai prezzi del» su «Mese iniziale» e scrivi 1.000.

Risultato: 1.267,39 €. Indice dei prezzi 126,7%, inflazione nel periodo +26,7%, inflazione media annua 2,2%, variazione del potere d'acquisto −21,1%, 132 mesi. Il calcolo è 104,3 ÷ 107,0 × 1,071 × 1,214 = 1,26739. Con il metodo Istat il coefficiente arrotondato a tre decimali è 1,267, e la somma rivalutata è 1.267,00 €: 39 centesimi in meno.

Conclusione: dividere i due indici pubblicati senza coefficienti darebbe 104,3 ÷ 107,0, cioè un calo dei prezzi del 2,5%, un errore grossolano. I coefficienti di raccordo non sono un dettaglio: senza, ogni rivalutazione a cavallo di un cambio di base è sbagliata.

Rivalutazione, previsione o sguardo indietro: quale calcolatore usare

KrokFin ha più strumenti intorno all'inflazione, e ognuno risponde a una domanda diversa.

DomandaStrumentoDati
Come sono cambiati i prezzi tra due mesi?Questo calcolatoreIndici ufficiali mensili
Quanto diventa un importo rivalutato, per intero o al 75%?Calcolo rivalutazione ISTATIndici ufficiali e la tua quota
Quanto comprerà una somma tra 10 o 20 anni?Calcolatore dell'impatto dell'inflazioneUn tasso scelto da te
Risparmi o investimenti battono l'inflazione?Calcolatore deposito vs investimentoI tuoi interessi, imposte e costi

Il calcolo rivalutazione ISTAT applica la variazione dei prezzi da un mese base a un mese obiettivo su un importo, per intero o solo in parte, come funzionano molte clausole di aggiornamento. Il calcolatore dell'impatto dell'inflazione guarda avanti: inserisci un'inflazione annua attesa e vedi quanto comprerà il tuo denaro in futuro e quale rendimento compenserebbe la perdita. L'inflazione media di questo calcolatore è un buon punto di partenza. Il calcolatore deposito vs investimento confronta un conto deposito con un investimento al netto di imposte e costi.

Cosa dice la legge sull'aggiornamento del canone

L'Istat indica il FOI senza tabacchi come l'indice per adeguare periodicamente i valori monetari, per esempio il canone d'affitto o l'assegno dovuto al coniuge separato. Per le locazioni di immobili urbani adibiti a uso diverso da quello di abitazione, come negozi e uffici, c'è una regola precisa. L'art. 32 della legge 392/1978 consente alle parti di prevedere che il canone sia aggiornato ogni anno, su richiesta del locatore. Per i contratti di durata non superiore a quella minima dell'art. 27, gli aumenti non possono superare il 75% della variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.

In pratica: se il FOI è salito del 4,0% tra i due mesi di riferimento, l'aumento massimo del canone è del 3,0%. Con questo calcolatore trovi la variazione, con «Tra due mesi», perché si confrontano due indici; il calcolo rivalutazione ISTAT applica il 75% e dà il nuovo canone. Per le abitazioni l'aggiornamento dipende dal tipo di contratto e da quanto pattuito: controlla il tuo. Niente di tutto questo è una consulenza legale.

Errori comuni

Dividere indici di basi diverse. È l'errore più grave con il FOI: un indice in base 2015 e uno in base 2025 non si confrontano senza il coefficiente di raccordo. Il calcolatore lo applica da solo.

Sommare le variazioni mensili invece di moltiplicarle. Le variazioni si appoggiano l'una sull'altra. Su pochi mesi la differenza è piccola, ma in anni di inflazione alta sommare sottostima chiaramente l'aumento.

Confondere i due modi di contare. Le cifre «da inizio anno» e quelle annue da dicembre a dicembre partono dal dicembre precedente. Chi sceglie «Tra due mesi» da gennaio lascia fuori un mese. Guarda «Mesi considerati».

Scambiare il FOI per l'inflazione dei notiziari. Il dato di inflazione più citato è il NIC; per le rivalutazioni si usa il FOI senza tabacchi. Le due cifre possono differire di qualche decimale.

Confondere inflazione e perdita di potere d'acquisto. Se i prezzi raddoppiano, il denaro compra la metà: il 50% in meno, non il 100%. Il calcolatore mostra le due cifre separate.

Inserire lire come se fossero euro. Chi scrive 1.000.000 di lire come 1.000.000 € ottiene un risultato quasi duemila volte più grande. Converti prima con 1.936,27.

Usare l'indice sbagliato. Se un contratto cita il NIC, l'IPCA o un altro indice, il FOI non va bene. E per risparmi in dollari conta l'inflazione statunitense, non quella italiana.

Limiti e aggiornamento dei dati

Il calcolatore mostra la variazione del livello medio dei prezzi al consumo secondo un indice ufficiale. Non conosce le tue spese: se affitto, energia o alimentari pesano molto sul tuo bilancio, la tua inflazione personale può essere stata più alta o più bassa. Non considera tassi di cambio, imposte, interessi o rendimenti. Come si confronta un investimento sicuro con l'inflazione lo racconta l'articolo Cosa sono le obbligazioni.

I dati finiscono con l'ultimo mese pubblicato e il calcolatore non prevede indici futuri. Si arrotonda solo per la visualizzazione: importi al centesimo, percentuali a un decimale. Il risultato non è una consulenza legale o fiscale e non sostituisce un calcolo imposto da una legge, da un contratto o da un giudice.

Per decisioni sui tuoi risparmi, sui debiti o sulla pensione può essere utile una consulenza finanziaria qualificata e indipendente che tenga conto di tutta la tua situazione.

Domande frequenti

Risposte brevi su cosa mostra questo calcolatore dell'inflazione, come si calcola la variazione dei prezzi in un periodo, come si distinguono i due modi di contare i mesi e da dove vengono i dati sui prezzi.

Misura di quanto sono cambiati i prezzi al consumo tra due mesi usando l'indice ufficiale dei prezzi del Paese scelto: Italia, Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti o Ucraina. Converte anche un importo dal livello dei prezzi di un mese a quello dell'altro, in entrambe le direzioni. Vedi l'indice dei prezzi del periodo, l'inflazione nel periodo, il tasso medio annuo quando il periodo copre almeno 12 mesi, la variazione del potere d'acquisto e il numero di mesi contati. Tutto viene calcolato nel tuo browser e nulla di ciò che inserisci viene inviato.

Esplora altri strumenti