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Calcolo rivalutazione ISTAT

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Indici dei prezzi: Istat, indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) senza tabacchi. Ultimo mese disponibile: settembre 2026

Cosa fa il calcolo rivalutazione ISTAT

Molti importi si fissano una volta e si pagano per anni: il canone di un negozio, l'assegno di mantenimento per i figli, una rendita, un compenso periodico. Perché non perdano valore con l'inflazione, il contratto, la legge o il giudice prevedono spesso un adeguamento all'indice Istat: l'importo cambia nella stessa proporzione dell'indice dei prezzi tra due mesi, per intero o solo in parte.

Questo calcolatore fa il conto che sta dietro a quella clausola. Inserisci un importo, un mese base e un mese di rivalutazione e ottieni l'importo rivalutato secondo l'indice ufficiale dei prezzi al consumo. Per l'Italia usa l'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati (FOI) senza tabacchi dell'Istat, con dati mensili da gennaio 1996: è l'indice che l'Istat indica per adeguare periodicamente i valori monetari. Puoi scegliere anche Germania, Francia, Spagna, Stati Uniti o Ucraina; il calcolatore passa allora all'indice nazionale e alla valuta di quel Paese. I dati sono inclusi nella pagina, il calcolo avviene nel tuo browser e nulla di ciò che inserisci viene inviato altrove.

Il risultato è un numero, non un parere legale. Il calcolatore non conosce il tuo contratto, con le sue scadenze, i suoi limiti e i suoi arrotondamenti, e non verifica se una clausola è valida o se l'aggiornamento è stato chiesto nei modi giusti.

In questa guida:

  • come compilare i campi e leggere i risultati
  • la formula, i coefficienti di raccordo e perché il mese base conta tanto
  • cosa prevede l'art. 32 della legge 392/1978 per i canoni e il limite del 75%
  • assegni di mantenimento, TFR e altri importi legati al FOI
  • quota parziale, aggiornamenti annuali e prezzi in calo
  • quale indice indica il tuo contratto, esempi svolti, errori comuni e limiti

Se vuoi prima capire perché il denaro perde valore, parti dall'articolo su l'inflazione e perché il denaro perde valore.

Come si usa

L'area «I tuoi numeri» ha cinque righe.

  1. Paese. L'Italia è preimpostata. Se cambi Paese cambiano indice, mesi disponibili e valuta, e uno scenario fissato viene cancellato, perché euro e dollari non si confrontano direttamente.
  2. Importo. La somma da rivalutare: un canone mensile, un assegno, una rendita annua. Il valore iniziale è 1.000 €. Il cursore arriva a 100.000 €, ma puoi scrivere fino a mille miliardi. Sullo smartphone il campo ha i pulsanti meno e più.
  3. Mese base. Il mese il cui indice fa da punto di partenza, scelto da un elenco dei mesi e uno degli anni. La nota sotto il campo indica il primo mese disponibile.
  4. Mese di rivalutazione. Il mese a cui porti l'importo. Non può precedere il mese base. La nota indica l'ultimo mese disponibile.
  5. Quota della variazione applicata. Quale parte della variazione dell'indice prevede il contratto. Scrivi un valore tra 0% e 100%, sposta il cursore o usa i pulsanti 100% e 75%.

All'apertura il calcolatore mostra gli ultimi dodici mesi. Con dati fino a settembre 2026 significa 1.000 € di settembre 2025 rivalutati a settembre 2026: 1.040,43 €.

Come leggere i risultati

Il numero principale è l'importo rivalutato, con una frase che dice cosa è stato calcolato, per esempio «1.000,00 € (base: settembre 2025), rivalutati al mese di settembre 2026». Sotto compaiono quattro valori:

  • Variazione dell'indice: quanto è salito o sceso l'indice tra i due mesi, nell'esempio +4,0%;
  • Variazione applicata: la variazione dell'indice moltiplicata per la tua quota. Con il 100% coincide con quella dell'indice, con il 75% è +3,0%;
  • Differenza di importo: lo scarto tra importo rivalutato e importo iniziale, qui +40,43 €;
  • Mesi nel periodo: i mesi tra il mese base e quello di rivalutazione, qui 12.

Più in basso ci sono due schede. Grafico disegna l'importo rivalutato mese per mese, con una linea punteggiata per l'importo iniziale. Per anno divide il periodo in anni solari: mesi, variazione dell'indice nel tratto, variazione dal mese base e importo rivalutato alla fine del tratto. Nell'esempio la prima riga, da settembre a dicembre 2025, mostra −0,2% e 998,36 €; la seconda, da dicembre 2025 a settembre 2026, +4,2% e +4,0% dal mese base.

Gli avvisi compaiono sotto i valori quando servono: se i prezzi sono scesi, se il mese base precede l'arrivo dell'euro in contanti nel 2002 e, sempre, il promemoria che il tuo contratto può indicare un altro indice. La riga sotto il calcolatore riporta l'ultimo mese disponibile e la fonte. Fissa per confrontare memorizza il risultato attuale, così il numero principale mostra la differenza dopo una modifica. PDF salva dati, risultati e tabella per anno, Reimposta ripristina i valori iniziali. Su smartphone e tablet il risultato sta in una barra in fondo allo schermo; «Dettagli» apre valori e schede.

La formula e i coefficienti di raccordo

Una clausola di adeguamento confronta due valori dello stesso indice dei prezzi. Il loro rapporto è la variazione dei prezzi, la quota decide quanto di questa variazione arriva all'importo.

Variazione dell'indice = FOI(mese di rivalutazione) ÷ FOI(mese base) × coefficienti di raccordo − 1
Variazione applicata = Variazione dell'indice × quota
Importo rivalutato = Importo × (1 + variazione applicata)
  • Se i due mesi stanno nella stessa base, i coefficienti non servono e la formula è il semplice rapporto tra i due indici;
  • con una quota del 100%, l'importo rivalutato è l'importo moltiplicato per quel rapporto;
  • se l'indice scende, la variazione è negativa e il calcolatore la applica così com'è.

Il FOI ha cambiato base più volte, e un indice in base 2015 non si confronta direttamente con uno in base 2025. L'Istat pubblica per questo i coefficienti di raccordo: 1,214 tra base 2015 e base 2025, 1,071 tra 2010 e 2015, 1,373 tra 1995 e 2010, come indica la nota Istat sulle rivalutazioni monetarie. Il calcolatore conserva ogni indice nella base in cui è pubblicato e applica i coefficienti da solo.

Nell'esempio iniziale il FOI segnava 121,7 a settembre 2025, ancora in base 2015, e 104,3 a settembre 2026, in base 2025. Il calcolo è 104,3 × 1,214 ÷ 121,7 = 1,0404: i prezzi sono saliti del 4,0% e 1.000 € diventano 1.040,43 €. Con una quota del 75% la variazione applicata è del 3,0% e l'importo 1.030,32 €. Dividere i due indici senza coefficiente darebbe un calo del 14%, un errore grossolano.

Il calcolatore conserva tutti i decimali del rapporto e arrotonda solo la visualizzazione: importi al centesimo, percentuali a un decimale. Che cos'è un indice e perché si esprime rispetto a un valore base, con gli indici di borsa come esempio, lo spiega l'articolo Cosa sono gli indici di mercato.

Scegliere il mese base e il mese di rivalutazione

I mesi decidono il risultato più di ogni altra cosa. Quasi tutte le contestazioni su un aggiornamento non riguardano il calcolo, ma quali due mesi si confrontano.

Il mese base è quello dell'indice a cui si riferisce l'importo. Al primo aggiornamento è di solito il mese della firma o quello indicato nel contratto o nel provvedimento; ai successivi, il mese dell'indice usato per l'ultimo aggiornamento. Non è per forza il mese del primo pagamento.

Il mese di rivalutazione è quello dell'indice su cui poggia il nuovo importo. L'Istat diffonde prima una stima preliminare e poi i dati definitivi: quelli di settembre 2026 sono stati pubblicati il 16 ottobre 2026. Chi aggiorna il canone il 1° ottobre ha a disposizione l'indice di agosto, chi lo fa a fine ottobre già quello di settembre. Il calcolatore usa solo dati definitivi. Molte clausole parlano della variazione «dei dodici mesi precedenti» o «del mese precedente la scadenza»: la formula esatta è nel contratto.

Un mese prima o dopo cambia il risultato. Per un canone di 1.800 €, settembre 2025–settembre 2026 dà +4,0% e, al 75%, 1.854,58 €; agosto 2025–agosto 2026 dà +3,4% e, al 75%, 1.845,35 €. Entrambi i conti sono giusti, ma rispondono a clausole diverse. Usa i mesi fissati dal contratto e dall'ultimo aggiornamento, non quelli che oggi convengono di più.

Le medie annue sono un'altra cosa. L'inflazione media di un anno confronta le medie di dodici mesi. Questo calcolatore confronta sempre due mesi precisi; se una clausola parla di medie, calcola tu le medie degli indici mensili e dividile.

Affitti: l'art. 32 della legge 392/1978

Per le locazioni di immobili urbani adibiti a uso diverso dall'abitazione, come negozi, uffici, laboratori o studi professionali, la regola è nell'art. 32 della legge 392/1978. Dice in sostanza tre cose:

  • Aggiornamento annuale, se pattuito. Le parti possono convenire che il canone sia aggiornato ogni anno, su richiesta del locatore, per le variazioni del potere d'acquisto della moneta.
  • Limite del 75%. Per i contratti di durata non superiore al minimo dell'art. 27, gli aumenti non possono superare il 75% della variazione, accertata dall'Istat, dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati.
  • Anche per le locazioni stagionali. La regola si applica anche ai contratti di locazione stagionale.

La durata minima dell'art. 27 è di sei anni per gli immobili adibiti ad attività industriali, commerciali, artigianali e di lavoro autonomo, e di nove anni per quelli alberghieri o teatrali. In pratica: se il FOI è salito del 4,0% tra i due mesi di riferimento, l'aumento massimo del canone è del 3,0%. Nel calcolatore metti la quota al 75% con il pulsante e leggi il nuovo canone.

Due punti seguono dalla lettera della norma. Primo, l'aggiornamento avviene «su richiesta del locatore»: se il locatore non lo chiede, il calcolatore ti dice quanto avrebbe potuto chiedere, non quanto è dovuto. Secondo, il limite riguarda gli aumenti, e la quota del 75% è un tetto: un contratto può prevedere una quota più bassa, che inserisci a mano.

Per le abitazioni l'aggiornamento dipende dal tipo di contratto e da quanto è stato pattuito: controlla nella tua clausola quota, mesi e decorrenza. Il calcolatore applica qualsiasi quota inserisci. L'indice FOI viene pubblicato anche nella Gazzetta Ufficiale, come prevede l'art. 81 della stessa legge.

Per la richiesta di aggiornamento servono i due mesi confrontati, la variazione dell'indice, la quota applicata e il nuovo canone. Il calcolatore mostra tutto, e il PDF conserva dati e risultato. Niente di tutto questo è una consulenza legale.

Assegni di mantenimento, TFR e altri importi

Assegno per i figli. L'art. 337-ter del codice civile stabilisce che l'assegno periodico per il mantenimento dei figli «è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice». Se il provvedimento non dice altro, quindi, l'assegno segue l'indice Istat, e il calcolatore fa il conto. Un assegno di 400 € fissato a giugno 2021 vale 487,94 € a settembre 2026: +22,0%, di cui +11,3% nel solo 2022. Con aggiornamenti annuali e quota del 100%, la catena dei passi annuali dà lo stesso risultato di un unico calcolo sull'intero periodo.

Assegno di divorzio. L'art. 5 della legge 898/1970 prevede che la sentenza stabilisca anche un criterio di adeguamento automatico dell'assegno, almeno con riferimento agli indici di svalutazione monetaria, salvo che il tribunale lo escluda in caso di palese iniquità. Indice, mesi e cadenza sono quelli fissati nella sentenza.

TFR. Il trattamento di fine rapporto ha una rivalutazione propria. Secondo l'art. 2120 del codice civile, il TFR accantonato, esclusa la quota maturata nell'anno, si incrementa su base composta ogni 31 dicembre con un tasso pari all'1,5% fisso più il 75% dell'aumento dell'indice FOI accertato dall'Istat rispetto a dicembre dell'anno precedente. Per le frazioni d'anno si usa l'indice del mese di cessazione del rapporto.

Il calcolatore copre solo la parte variabile. Mese base dicembre 2024, mese di rivalutazione dicembre 2025, quota 75%: la variazione applicata è dello 0,8%, sull'aumento dell'1,1% del FOI senza tabacchi. A questa parte si aggiunge a mano l'1,5% fisso, per un tasso intorno al 2,3%. Il conteggio vero lo fa il datore di lavoro sui dati accertati dall'Istat; qui hai un controllo di ordine di grandezza.

Altri importi. Rendite, compensi periodici o indennità contrattuali seguono le regole scritte nel loro contratto. Se nominano il FOI, i mesi e la quota, il calcolatore fa il conto; se nominano un altro indice, il risultato è solo un'approssimazione.

Quota parziale, aggiornamenti annuali e prezzi in calo

Quota parziale. Una quota inferiore al 100% trasferisce solo una parte della variazione dei prezzi. È una via di mezzo tra un importo fisso e un adeguamento pieno: chi paga si fa carico di una parte del rischio di inflazione, chi riceve del resto. Con il 75%, una variazione dell'indice del 4,0% diventa un aggiornamento del 3,0%.

Gli aggiornamenti annuali si concatenano. Una clausola annuale parte ogni volta dall'importo lasciato dall'aggiornamento precedente. Con il 100% i passaggi intermedi si annullano: 2.000 € aggiornati in tre passi annuali da settembre 2023 a settembre 2026 danno esattamente gli stessi 2.122,72 € di un unico calcolo sull'intero periodo. Con una quota parziale non è più così. La tabella mostra tre passi annuali sul FOI, ciascuno calcolato con questo calcolatore a partire dall'importo dell'anno prima.

PassoVariazione del FOIAdeguamento pieno75% ogni anno
Base, settembre 2023—2.000,00 €2.000,00 €
Settembre 2024+0,6%2.011,74 €2.008,80 €
Settembre 2025+1,4%2.040,23 €2.030,14 €
Settembre 2026+4,0%2.122,72 €2.091,70 €

Un unico aggiornamento al 75% da settembre 2023 direttamente a settembre 2026 dà 2.092,04 €, appena più dei 2.091,70 € dei tre passi annuali, e 30,68 € meno dell'adeguamento pieno. Con l'inflazione bassa del 2024 e del 2025 la differenza tra 100% e 75% è stata di pochi euro; nel 2026, con il FOI su del 4,0%, si allarga. Come si accumulano gli aumenti nel corso degli anni lo spiega l'articolo su l'interesse composto e il valore temporale del denaro.

Un tetto o un minimo previsti dal contratto si riproducono calcolando ogni anno a parte e sostituendo la variazione applicata con il tetto quando lo supera.

Prezzi in calo. Se l'indice scende, il calcolatore mostra un importo più basso e un avviso. Capita di rado, ma capita: tra maggio 2015 e maggio 2016 il FOI senza tabacchi è sceso dello 0,4%, tra settembre 2019 e settembre 2020 dello 0,6%. Se l'importo debba scendere dipende dalla clausola. L'art. 32 parla di aumenti limitati al 75%; altre clausole prevedono un aggiornamento nei due sensi o solo verso l'alto.

Quale indice indica il tuo contratto

Il conto corrisponde al tuo contratto solo se questo nomina lo stesso indice. La tabella mette a confronto gli indici che si trovano nei contratti e nei provvedimenti.

IndiceCosa misuraDove si trovaIn questo calcolatore
FOI senza tabacchi (Istat)Prezzi per le famiglie di operai e impiegatiCanoni, assegni, rivalutazioni monetarieSì, Italia
NIC (Istat)Prezzi per l'intera collettività nazionaleInflazione del Paese, notizieNo
IPCA (Istat, metodo comune UE)Inflazione confrontabile in EuropaObiettivo della BCE, confronti europeiNo
Indici di singoli capitoli di spesaPrezzi di un tipo di spesaContratti che li citano espressamenteNo
Indici nazionali di DE, FR, ES, USA, UAFamiglie di ciascun PaeseContratti di quei PaesiSì

NIC, FOI e IPCA. L'Istat calcola tre indici dei prezzi al consumo. Il NIC, per l'intera collettività nazionale, è il riferimento per l'inflazione del Paese. Il FOI si riferisce alle famiglie residenti che fanno capo a un operaio o a un impiegato e serve ad adeguare periodicamente i valori monetari, per esempio gli affitti. L'IPCA, l'indice armonizzato, ha la stessa popolazione del NIC ma considera il prezzo effettivamente pagato, compresi saldi e promozioni; su di esso la Banca centrale europea misura il suo obiettivo di inflazione. Se il tuo contratto nomina il NIC o l'IPCA, il risultato di questo calcolatore è solo un'approssimazione.

Senza tabacchi. L'Istat produce ogni mese il FOI senza tabacchi da febbraio 1992, ed è questa la versione usata dal calcolatore.

Da dove vengono i dati

I dati italiani vengono dal servizio di dati aperti dell'Istat; le altre serie, dagli istituti di statistica di ciascun Paese (quella tedesca tramite la Deutsche Bundesbank). La riga sotto il calcolatore indica fonte, serie e licenza, per l'Italia la CC BY 4.0. I dati si aggiornano dopo ogni pubblicazione, quindi l'ultimo mese può essere indietro di uno o due mesi rispetto al calendario; con i dati attuali è settembre 2026 per tutti i Paesi. Con i dati di gennaio 2026 l'Istat ha avviato il FOI in base 2025, ricostruendo le serie storiche senza cambiare gli indici generali.

Gli stessi dodici mesi, da settembre 2025 a settembre 2026, mostrano quanto diversamente si muovono gli indici nazionali:

PaeseIndiceVariazione dell'indice1.000 € o 1.000 $ diventano
ItaliaFOI senza tabacchi+4,0%1.040,43 €
GermaniaVPI+3,3%1.032,63 €
FranciaIPC+3,1%1.030,80 €
SpagnaIPC+4,9%1.049,16 €
Stati UnitiCPI-U+3,7%1.037,38 $

Per l'Ucraina lo stesso periodo dà +10,0%: 10.000 grivne diventano 11.000,69. Scegli il Paese il cui indice è indicato nel contratto, di solito quello della valuta in cui si paga.

Per i mesi base precedenti al 2002 compare un avviso: fino ad allora i prezzi erano in lire. Un importo di quell'epoca va inserito in euro al cambio fisso di 1.936,27 lire per euro; il calcolatore non lo converte. Da gennaio 2002 a settembre 2026 i prezzi misurati dal FOI sono saliti del 59,8%: 1.000 € sono diventati 1.598,22 €.

Esempi svolti

I numeri qui sotto sono risultati del calcolatore con dati fino a settembre 2026. Con dati più recenti cambieranno l'ultimo mese e gli importi.

Esempio 1: aggiornare il canone di un negozio al 75%

Situazione: Un negozio è affittato con un contratto di sei anni a 1.800 € al mese. Il contratto prevede l'aggiornamento annuale nella misura del 75% della variazione del FOI, su richiesta del locatore. L'ultimo aggiornamento si è basato sull'indice di settembre 2025, e a ottobre 2026 il locatore chiede il nuovo canone.

Passaggi:

  1. Lasciare l'Italia e inserire 1800 come importo.
  2. Scegliere settembre 2025 come mese base e settembre 2026 come mese di rivalutazione.
  3. Premere il pulsante 75%.

Risultato: 1.854,58 € al mese. Variazione dell'indice +4,0%, variazione applicata +3,0%, differenza di importo +54,58 €, 12 mesi. Con l'adeguamento pieno sarebbero 1.872,77 €. Per anno mostra −0,2% da settembre a dicembre 2025 e +4,2% da dicembre 2025 a settembre 2026.

Conclusione: Il limite del 75% vale 18,19 € al mese rispetto all'adeguamento pieno. Nella richiesta conviene indicare i due mesi, la variazione accertata, la quota e il nuovo canone.

Esempio 2: un assegno per i figli dal 2021 a oggi

Situazione: Un provvedimento di giugno 2021 ha fissato un assegno di mantenimento di 400 € al mese senza indicare un parametro diverso, quindi l'assegno si adegua agli indici Istat. Si vuole sapere quanto vale a settembre 2026.

Passaggi:

  1. Inserire 400, mese base giugno 2021, mese di rivalutazione settembre 2026, quota 100%.
  2. Aprire la scheda Per anno.
  3. Confrontare il risultato con il metodo Istat.

Risultato: 487,94 €. Variazione dell'indice +22,0%, differenza di importo +87,94 €, 63 mesi. Il periodo attraversa il passaggio alla base 2025: il calcolo è 104,3 × 1,214 ÷ 103,8, e il calcolatore applica il coefficiente da solo. Per anno mostra +11,3% nel 2022 e +4,2% da dicembre 2025 a settembre 2026. Con il metodo Istat il coefficiente arrotondato è 1,220 e l'assegno 488,00 €.

Conclusione: In poco più di cinque anni l'assegno è salito di quasi 88 €, per metà nel solo 2022. Se il provvedimento richiede il metodo Istat, vale il coefficiente arrotondato: 6 centesimi in più.

Esempio 3: quando l'indice scende

Situazione: Un canone di 600 € al mese è legato al FOI con base settembre 2019 e viene aggiornato con l'indice di settembre 2020.

Passaggi:

  1. Inserire 600, mese base settembre 2019, mese di rivalutazione settembre 2020, quota 100%.
  2. Leggere l'avviso sotto i valori.
  3. Per confronto, impostare la quota al 75%.

Risultato: 596,49 €. Variazione dell'indice −0,6% (101,9 invece di 102,5), differenza di importo −3,51 €, 12 mesi, con l'avviso che i prezzi sono scesi. Per anno mostra 0,0% da settembre a dicembre 2019 e −0,6% da dicembre 2019 a settembre 2020. Al 75% la variazione applicata è −0,4% e il canone 597,37 €.

Conclusione: Se il canone scenda lo decide la clausola. Una clausola che prevede solo aumenti lo lascia a 600 €; una che aggiorna nei due sensi lo riduce di 3,51 €.

Calcolo rivalutazione o calcolatore dell'inflazione

KrokFin ha diversi strumenti sull'inflazione, e ognuno risponde a una domanda diversa.

DomandaStrumento
Quanto diventa un importo con una clausola Istat, per intero o al 75%?Questo calcolo rivalutazione ISTAT
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Quanto è una percentuale di un numero, o di quanto è cambiato?Calcolatore di percentuali

Il calcolatore inflazione con indici dei prezzi usa gli stessi indici, ma guarda alla variazione dei prezzi in sé: due modi di contare i mesi, l'inflazione media annua e una tabella mensile. Usalo per vedere quanto vale oggi uno stipendio di dieci anni fa.

Il calcolatore dell'impatto dell'inflazione guarda avanti con il tasso che scegli tu, e il calcolatore di percentuali serve per ogni altra variazione percentuale, per esempio un aumento fisso pattuito al posto di un indice. Se un aggiornamento fa salire una delle tue spese fisse, il pianificatore di budget mostra quanto margine ti resta.

Errori comuni

Dividere indici di basi diverse. È l'errore più grave con il FOI: un indice in base 2015 e uno in base 2025 non si confrontano senza il coefficiente di raccordo. Il calcolatore lo applica da solo, un conto a mano no.

Scegliere i mesi sbagliati. Il mese base è quello dell'indice dell'ultimo aggiornamento, non quello del primo pagamento. Un mese in più o in meno cambia il risultato in modo visibile.

Sommare le percentuali annue. Le variazioni si accumulano l'una sull'altra. Tre anni con lo 0,6%, l'1,4% e il 4,0% non fanno il 6,0%, ma il 6,1%, come mostra direttamente il rapporto tra i due indici.

Applicare il 100% dove la legge pone un tetto. Per le locazioni non abitative di durata pari al minimo di legge, gli aumenti non possono superare il 75% della variazione del FOI.

Usare l'indice sbagliato. Se il contratto nomina il NIC o l'IPCA, il FOI non è l'indice giusto. Controlla nome e istituto nella clausola.

Applicare solo gli aumenti. Lasciare l'importo fermo quando l'indice scende, se la clausola prevede l'aggiornamento nei due sensi, è un errore di calcolo.

Dimenticare la valuta. Un importo dell'epoca della lira va convertito in euro al cambio fisso prima di inserirlo.

Limiti e aggiornamento dei dati

Il calcolatore applica una formula: il rapporto tra due valori mensili, con i coefficienti di raccordo quando servono, moltiplicato per la tua quota. Non applica tetti, minimi, medie annue o l'arrotondamento del metodo Istat, non verifica se una clausola rispetta la legge 392/1978 o un provvedimento del giudice e non prevede gli indici oltre l'ultimo mese pubblicato. Per l'Italia offre solo il FOI senza tabacchi, non il NIC o l'IPCA.

I dati finiscono con l'ultimo mese pubblicato e si aggiornano dopo ogni diffusione. I valori vecchi cambiano raramente; con un cambio di base l'Istat ricalcola le serie e il successivo aggiornamento dei dati lo recepisce. I risultati sono arrotondati solo per la visualizzazione.

Il risultato non è una consulenza legale, fiscale o finanziaria e non sostituisce il conto che richiedono una legge, un giudice o il tuo contratto. In caso di disaccordo su un aggiornamento possono aiutarti un'associazione di inquilini o di proprietari, un commercialista o un avvocato. Se i tuoi risparmi non tengono il passo dei prezzi, gli articoli sul fondo di emergenza e su rischio e rendimento sono un buon passo successivo.

Domande frequenti

Risposte brevi su come questo calcolatore rivaluta un importo con l'indice dei prezzi, come scegliere mesi e quota, cosa vale per canoni, assegni e TFR e da dove vengono i dati.

Divide l'indice dei prezzi al consumo del mese di rivalutazione per quello del mese base, come di solito definiscono la variazione le clausole di aggiornamento dei contratti. Poi applica la quota di questa variazione che scegli: con il 100% si trasferisce tutta la variazione, con il 75% solo tre quarti. L'importo rivalutato è l'importo iniziale moltiplicato per uno più la variazione applicata. Vedi anche la variazione dell'indice, la variazione applicata, la differenza di importo e i mesi tra le due date. Tutto viene calcolato nel tuo browser e nulla di ciò che inserisci viene inviato altrove.

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