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Calcolo anzianità di servizio

Cosa mostra il calcolatore dell’anzianità di servizio

L’anzianità di servizio sembra un numero semplice finché non serve davvero: un annuncio chiede anni di esperienza, la busta paga riporta scatti di anzianità, il TFR cresce anno dopo anno e una lettera di licenziamento parla di frazioni di mese. Con un solo impiego e date tonde basta una sottrazione. Con più contratti, qualche interruzione, un secondo lavoro e date a metà mese, due persone che fanno il conto a mano arrivano raramente allo stesso risultato.

Questo calcolatore fa il conto al posto tuo. Inserisci ogni periodo di lavoro con data di inizio e data di fine e ottieni l’anzianità totale in anni, mesi e giorni, il numero di giorni di calendario e il numero di periodi distinti, dopo aver unito gli impieghi sovrapposti o consecutivi. Se due impieghi sono andati avanti insieme, quel tempo conta una volta e il calcolatore ti dice quanti giorni di sovrapposizione ha escluso. Se i giorni residui arrivano a 30 o più, ti mostra anche come sarebbe il totale con mesi di 30 giorni, indicato chiaramente come convenzione.

Una precisazione sul termine: nel diritto del lavoro l’anzianità di servizio è di solito il tempo trascorso presso lo stesso datore di lavoro, mentre l’esperienza lavorativa comprende tutti gli impieghi. Il calcolatore serve per entrambe. Se inserisci solo i periodi presso un’azienda, ottieni l’anzianità in quell’azienda; se inserisci tutti i tuoi impieghi, ottieni gli anni lavorati in totale.

Il risultato è una durata, non un diritto. Il calcolatore conosce il calendario, ma non il tuo contratto, il contratto collettivo applicato o la norma che vale per il tuo caso, che sono quelli che decidono quale tempo conta e come si arrotonda. Questa guida spiega dove entrano in gioco in Italia. Tutto viene calcolato nel tuo browser e nulla viene inviato altrove.

Come usare il calcolatore

La sezione «I tuoi numeri» ha un campo, Periodi di lavoro: un elenco di righe chiamate Periodo 1, Periodo 2 e così via. Ogni riga ha tre parti.

  1. Inizio. Il primo giorno del periodo, di solito il primo giorno del rapporto. Il selettore accetta qualsiasi giorno dall’01/01/1950 a oggi.
  2. Fine. L’ultimo giorno del periodo, di solito l’ultimo giorno del rapporto. Le due date fanno entrambe parte del periodo.
  3. Fino a oggi. Una casella per il lavoro che hai adesso. Con la spunta il campo «Fine» si disattiva e mostra la data di oggi.

All’apertura il calcolatore mostra un solo impiego iniziato il 1° settembre di dieci anni fa e ancora in corso. Sostituisci le date con le tue. Aggiungi periodo crea una nuova riga, già compilata con l’anno precedente al tuo periodo più vecchio perché non si sovrapponga alle righe esistenti; correggi le date con quelle reali. Puoi inserire fino a 30 periodi. Il pulsante accanto a una riga la rimuove, e l’ultima riga rimasta non si può eliminare.

L’ordine delle righe non conta: il calcolatore ordina i periodi per data prima di contare. Se in una riga l’inizio viene dopo la fine o una data è incompleta, sotto compare un avviso, quel periodo non viene contato e un altro avviso sopra i risultati dice quanti periodi sono rimasti fuori.

Sotto i campi, Come si calcola riassume ogni regola applicata dal calcolatore con le stesse parole di questa guida.

Riportare le date dai documenti

Le fonti migliori sono il contratto di lavoro, la lettera di assunzione, la lettera di dimissioni o di licenziamento e le buste paga. Per una carriera lunga aiuta l’estratto conto contributivo dell’INPS, che elenca i contributi registrati per ogni periodo. Qualche abitudine fa risparmiare tempo:

  • Promozione o cambio di mansione presso lo stesso datore: l’anzianità continua. Inserisci un solo periodo dal primo all’ultimo giorno in quell’azienda.
  • Passaggio a un nuovo datore senza interruzione: due righe vanno bene. Se il nuovo contratto inizia il giorno dopo la fine del precedente, il calcolatore li unisce.
  • Secondo lavoro accanto a quello principale: una riga a parte con le sue date. Il tempo in comune con il lavoro principale conta una volta, mentre la parte che cade in un’interruzione tra due impieghi principali si aggiunge.
  • Conosci solo il mese: usa il primo giorno del mese come inizio e l’ultimo come fine. L’errore è al massimo di un mese per estremo, e la tabella mostra esattamente cosa è stato contato.

Poi apri la scheda Periodi: mostra come sono state unite le righe e rende evidente un anno sbagliato.

Come leggere i risultati

Il dato principale, Anzianità totale, mostra anni, mesi e giorni in forma breve, per esempio 8 a 4 m 17 g. Le componenti pari a zero non compaiono, quindi un anno esatto appare come 1 a e 43 giorni sparsi come 43 g. Sotto ci sono fino a quattro dati:

  • Giorni di calendario: tutti i giorni coperti dai tuoi periodi, con le sovrapposizioni contate una volta;
  • Periodi distinti: quanti periodi restano dopo aver unito quelli sovrapposti o consecutivi;
  • Sovrapposizione contata una volta: i giorni in comune tra due o più righe, solo se ce ne sono;
  • Con mesi di 30 giorni (convenzione): il totale se ogni 30 giorni residui fossero un mese, solo quando i giorni residui arrivano a 30.

La scheda Periodi elenca i periodi uniti con inizio, fine, durata e giorni; un impiego in corso termina con «Oggi». Fissa per confrontare blocca il risultato attuale mentre cambi le date, e il dato principale mostra la differenza in giorni: è il modo più rapido per vedere cosa aggiunge un impiego in più. PDF salva periodi, dati e tabella, e Reimposta torna alla riga iniziale. Su smartphone il risultato sta in un pannello in basso e «Dettagli» apre dati e tabella.

Come funziona il calcolo

Il calcolatore conta l’anzianità in tre passaggi, e ognuno si può verificare a mano.

1. Unire: i periodi che si sovrappongono o si susseguono giorno per giorno
   diventano un solo periodo
2. Misurare ogni periodo: dall’inizio alla fine, entrambi i giorni inclusi,
   in anni interi, mesi interi e giorni residui
3. Sommare: anni + anni, mesi + mesi (12 mesi = 1 anno), giorni + giorni

Un mese di calendario va da un giorno di un mese allo stesso giorno del mese successivo. Dal 15 marzo al 14 aprile compresi c’è esattamente un mese, anche se i giorni sono 31, e dal 15 febbraio al 14 marzo 2023 c’è ugualmente un mese, con soli 28 giorni. Per questo i mesi non si ottengono dividendo i giorni per 30: lo stesso numero di giorni è un mese pieno in un periodo dell’anno e non basta in un altro.

Se il giorno di inizio non esiste nel mese di arrivo, il calcolatore prende l’ultimo giorno di quel mese. Il periodo dal 31 gennaio al 28 febbraio 2024 compresi ha 29 giorni e il calcolatore lo mostra come 1 mese: un mese dopo il 31 gennaio è il 29 febbraio, cioè proprio il primo giorno dopo il periodo. Molti programmi di gestione del personale contano allo stesso modo.

Nel terzo passaggio ogni 12 mesi diventano un anno, perché questa equivalenza è esatta. I giorni di periodi diversi si sommano e basta, anche oltre 30; la sezione seguente spiega perché. Oltre ad anni, mesi e giorni, il calcolatore mostra il totale dei giorni di calendario, che non dipende da alcuna convenzione: fine meno inizio più un giorno, sommato sui periodi uniti. Gli anni bisestili li risolve il calendario stesso: dal 1° gennaio al 31 dicembre 2020 c’è un anno e ci sono 366 giorni.

Mesi di calendario o mesi di 30 giorni

La maggior parte delle differenze tra due calcoli nasce dai giorni residui. Il calcolatore somma i giorni di periodi diversi come giorni e non li converte in mesi, anche quando superano 30. Due contratti brevi, dal 20 gennaio al 10 febbraio 2019 e dal 5 al 25 maggio 2019, durano 22 e 21 giorni. Nessuno dei due raggiunge un mese di calendario pieno, quindi il totale è di 43 giorni.

Molte persone, e alcuni programmi paghe, contano 30 giorni come un mese e arrivano a 1 mese e 13 giorni. È una convenzione diffusa, non una proprietà del calendario. Per questo il calcolatore tiene come dato principale il risultato in mesi di calendario e mostra la lettura a 30 giorni come dato separato, Con mesi di 30 giorni (convenzione), quando i giorni residui arrivano a 30. Se la regola che stai verificando chiede mesi di 30 giorni, hai le due letture una accanto all’altra.

La tabella mostra le stesse date contate con i due metodi.

PeriodoGiorni di calendarioMesi di calendarioGiorni diviso 30
15/02 – 14/03/2023281 mese28 giorni
15/03 – 14/04/2023311 mese1 mese 1 giorno
31/01 – 28/02/2024291 mese29 giorni
20/01 – 10/02 e 05/05 – 25/05/20194343 giorni1 mese 13 giorni
01/01 – 31/12/20203661 anno1 anno 6 giorni

L’ultima riga mostra perché un conteggio puro a 30 giorni deriva sui periodi lunghi: un anno contiene più di dodici mesi di 30 giorni. Il dato a 30 giorni del calcolatore evita questa deriva, perché converte solo i giorni residui. Per confrontare due versioni delle tue date, il dato più affidabile è Giorni di calendario.

Sovrapposizioni, periodi consecutivi e interruzioni

L’anzianità è tempo, non numero di impieghi. Se per sei mesi hai avuto due lavori insieme, quei sei mesi valgono sei mesi di anzianità, non un anno. Il calcolatore unisce ogni gruppo di periodi sovrapposti in uno solo e mostra i giorni esclusi nel dato Sovrapposizione contata una volta e in un avviso sotto i risultati.

I periodi consecutivi, in cui il successivo inizia il giorno dopo la fine del precedente, vengono anch’essi uniti. Conta quando cambi mansione o datore senza pause, o passi dal part-time al tempo pieno, e lo inserisci in due righe: due righe danno lo stesso risultato di una, e nessun giorno residuo va perso con la divisione. Un impiego dal 15 gennaio al 31 marzo 2010 e uno dal 1° al 14 aprile 2010 danno esattamente 3 mesi o 90 giorni, non 2 mesi e 17 giorni più 14 giorni.

Le interruzioni tra due impieghi non vengono contate e tengono separati i periodi. Due settimane tra la fine di un contratto e l’inizio del successivo non si aggiungono al totale, e il dato «Periodi distinti» mostra due periodi. Basta un giorno scoperto. Se un contratto finisce di venerdì e il successivo inizia di lunedì, i periodi sono due, perché il fine settimana non è coperto da nessun contratto, a meno che il nuovo non inizi ufficialmente di sabato.

Se un’interruzione conti oltre al totale dipende dalla regola. Alcune regole sommano solo il tempo, ovunque si trovi. Altre richiedono un rapporto senza interruzioni con lo stesso datore, e una pausa può far ripartire il conteggio. Il dato «Periodi distinti» ti dice a colpo d’occhio se la tua storia lavorativa è un pezzo unico o più pezzi.

Giorni di calendario e altre unità

I giorni di calendario sono il ponte verso qualsiasi altra unità. Alcune regole contano settimane, altre anni con decimali, altre solo mesi o anni interi. La tabella converte il periodo dal 3 febbraio 2014 al 30 settembre 2026, cioè 12 a 7 m 28 g, nelle unità più comuni.

UnitàCome ottenerlaEsempio
Giorni di calendarioDato «Giorni di calendario»4623 giorni
SettimaneGiorni di calendario diviso 7660 settimane e 3 giorni
Mesi interiAnni × 12 + mesi, senza i giorni residui151 mesi
Anni interiGli anni del dato principale12 anni
Anni con decimaliGiorni di calendario diviso 365,25circa 12,66 anni

Anni e mesi interi arrotondano sempre per difetto: 12 anni e 11 mesi restano 12 anni interi, salvo che la regola preveda un altro arrotondamento. Gli anni con decimali sono un’approssimazione che cambia se si divide per 365 o per 365,25. Le settimane della tabella sono settimane di calendario, non le settimane di contribuzione dell’estratto conto INPS. Se una regola fissa un’unità, converti esattamente come la descrive.

Esempi di calcolo

I numeri qui sotto sono risultati del calcolatore per le date indicate. Tutti gli esempi finiscono in una data fissa, così non cambiano ogni giorno.

Esempio 1: lavoro principale e secondo impiego part-time

Situazione: Hai lavorato per un’azienda dal 3 ottobre 2016 al 30 giugno 2023. Dal 12 settembre 2022 avevi anche un secondo impiego part-time, che hai tenuto fino al 15 marzo 2024.

Passaggi:

  1. Imposta il Periodo 1 dal 03/10/2016 al 30/06/2023, senza spunta su «Fino a oggi».
  2. Scegli «Fissa per confrontare». Il risultato fissato è 6 a 8 m 28 g, cioè 2462 giorni.
  3. Scegli «Aggiungi periodo» e imposta il Periodo 2 dal 12/09/2022 al 15/03/2024.

Risultato: 7 a 5 m 13 g. Giorni di calendario 2721, Periodi distinti 1, Sovrapposizione contata una volta 292 giorni, più l’avviso che i tuoi periodi si sovrappongono per 292 giorni. Il dato principale mostra +259 giorni rispetto al fissato, e la scheda «Periodi» un unico periodo dal 3 ottobre 2016 al 15 marzo 2024.

Conclusione: Il secondo impiego è durato 551 giorni, ma solo i 259 successivi alla fine del lavoro principale allungano la tua esperienza. Per l’anzianità presso il secondo datore conta invece solo il suo periodo: inseriscilo da solo se devi verificare qualcosa che dipende da quel rapporto.

Esempio 2: tre datori di lavoro con interruzioni

Situazione: Il tuo primo impiego è andato dal 14 settembre 2009 al 30 aprile 2013. Dopo due mesi di pausa hai iniziato presso un secondo datore il 1° luglio 2013 e ne sei uscito venerdì 16 novembre 2018. Lunedì 21 gennaio 2019 hai iniziato il terzo impiego, durato fino al 30 settembre 2026.

Passaggi:

  1. Inserisci il Periodo 1 dal 14/09/2009 al 30/04/2013.
  2. Aggiungi il Periodo 2 dal 01/07/2013 al 16/11/2018 e il Periodo 3 dal 21/01/2019 al 30/09/2026.
  3. Apri la scheda «Periodi» e controlla le tre righe.

Risultato: 16 a 7 m 43 g. Giorni di calendario 6100, Periodi distinti 3 e Con mesi di 30 giorni (convenzione) 16 a 8 m 13 g. La scheda «Periodi» mostra 3 a 7 m 17 g, 5 a 4 m 16 g e 7 a 8 m 10 g.

Conclusione: I 43 giorni residui vengono da tre periodi che iniziano o finiscono a metà mese. Il metodo di calendario li lascia come giorni; la convenzione a 30 giorni ne fa un mese. Nel curriculum puoi indicare più di 16 anni e mezzo di esperienza. Per qualsiasi calcolo legato al terzo datore contano invece solo i suoi 7 a 8 m 10 g.

Esempio 3: anticipo del TFR e frazioni di mese

Situazione: Sei stato assunto a tempo indeterminato il 14 maggio 2018 in part-time e dal 1° gennaio 2021 lavori a tempo pieno presso lo stesso datore. Il 30 settembre 2026 vuoi chiedere un anticipo del TFR per l’acquisto della prima casa.

Passaggi:

  1. Inserisci il Periodo 1 dal 14/05/2018 al 31/12/2020 (part-time).
  2. Aggiungi il Periodo 2 dal 01/01/2021 al 30/09/2026 (tempo pieno).
  3. Leggi il dato principale e i dati sottostanti.

Risultato: 8 a 4 m 17 g. Giorni di calendario 3062, Periodi distinti 1, perché le due righe si susseguono senza alcun giorno di interruzione.

Conclusione: L’articolo 2120 del codice civile consente di chiedere l’anticipazione a chi ha almeno otto anni di servizio presso lo stesso datore di lavoro: ci sei. Se invece in quella data il rapporto cessasse con un licenziamento giudicato illegittimo, l’articolo 8 del decreto legislativo 23/2015 conterebbe i 17 giorni residui come mese intero, perché sono almeno 15: 8 anni e 5 mesi. Il calcolatore non applica questo arrotondamento; è un passaggio che fai tu sul suo risultato.

Dove conta l’anzianità in Italia

Il calcolatore dà la durata, la regola decide quanto vale. Diverse norme legano diritti al tempo di servizio, e quasi sempre si tratta del rapporto con un solo datore di lavoro, non di tutta l’esperienza.

  • Preavviso. L’articolo 2118 del codice civile consente a ciascuna parte di recedere dal contratto a tempo indeterminato dando il preavviso nel termine che il codice rimette alle norme corporative, agli usi o all’equità; senza preavviso è dovuta un’indennità pari alla retribuzione del periodo. Il termine concreto va cercato nel contratto collettivo applicato al tuo rapporto, che può graduarlo in base al livello e all’anzianità.
  • Trattamento di fine rapporto. Secondo l’articolo 2120, il TFR si calcola sommando per ogni anno di servizio una quota pari alla retribuzione dell’anno divisa per 13,5. La quota si riduce in proporzione per le frazioni di anno, contando come mese intero le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni. Con almeno otto anni presso lo stesso datore si può chiedere, una sola volta, un’anticipazione fino al 70 per cento per spese sanitarie straordinarie o per l’acquisto della prima casa, entro limiti annui sul numero di richieste.
  • Malattia, infortunio, gravidanza. L’articolo 2110 stabilisce che l’assenza per queste cause va computata nell’anzianità di servizio, e che il datore può recedere solo trascorso il periodo previsto, il cosiddetto periodo di comporto. Per il calcolatore significa che una lunga malattia resta dentro il periodo.
  • Licenziamento illegittimo. Per operai, impiegati e quadri assunti a tempo indeterminato dal 7 marzo 2015, il decreto legislativo 23/2015 prevede nei casi dell’articolo 3 un’indennità tra 6 e 36 mensilità. La Corte costituzionale, con la sentenza 194/2018, ha eliminato la regola fissa di due mensilità per anno di servizio, quindi l’importo non è più un semplice multiplo degli anni. Per le frazioni di anno vale l’articolo 8: le frazioni di mese pari o superiori a 15 giorni contano come mese intero.

Accanto alla legge ci sono i contratti collettivi e gli accordi aziendali, con scatti di anzianità, periodi di comporto, permessi o premi legati agli anni in azienda. Sono loro a stabilire quali periodi contano, per esempio se un contratto a termine precedente o un periodo in un’altra società del gruppo rientra nell’anzianità.

Questa sintesi semplifica le norme per illustrare il calcolo; i testi sono quelli vigenti su normattiva.it a ottobre 2026. Non riporta tutte le condizioni ed eccezioni, e la giurisprudenza interpreta caso per caso nozioni come la continuità del rapporto. Prima di fare affidamento su un numero per preavviso, TFR o indennità, leggi la norma e il tuo contratto collettivo, oppure chiedi a un sindacato, a un patronato o a un consulente del lavoro.

Pensione: contributi, non calendario

La previdenza conta in modo diverso dal calcolatore, e la differenza è istruttiva. Secondo l’articolo 24, comma 7, del decreto-legge 201/2011, il diritto alla pensione di vecchiaia richiede un’anzianità contributiva minima di 20 anni, con una condizione sull’importo per chi ha il primo accredito contributivo dopo il 1° gennaio 1996. Si parla di anzianità contributiva, non di tempo di calendario: ciò che conta sono i contributi registrati, che dipendono anche dalla retribuzione e dal tipo di rapporto.

Il documento di riferimento è quindi l’estratto conto contributivo dell’INPS. Secondo la scheda dell’Istituto elenca tutti i contributi registrati a favore del lavoratore, espressi in giorni, settimane o mesi utili per il diritto e per il calcolo della pensione. Si consulta online, per telefono al contact center o tramite patronati, serve anche a segnalare eventuali discordanze, e chi è vicino alla pensione può chiedere l’estratto conto certificativo, che ha valore legale.

Il calcolatore aiuta a controllarlo. Inserisci i tuoi rapporti di lavoro con le date dei contratti e verifica che l’estratto conto riporti contributi per gli stessi mesi. Un periodo di lavoro senza contributi, o contributi senza un contratto corrispondente, è il segnale che qualcosa va chiarito con l’INPS prima che conti davvero.

Scegliere le date giuste

Il calcolatore è preciso quanto le date che gli dai, e la maggior parte delle differenze tra due calcoli nasce da date diverse, non da un’aritmetica diversa. Alcune scelte ritornano spesso.

Inizio. Usa il primo giorno del rapporto secondo il contratto, non il giorno della firma. Il periodo di prova fa parte del rapporto e quindi del periodo. Se il tuo datore o il contratto collettivo contano da un’altra data, per esempio dopo un trasferimento d’azienda o da un nuovo contratto, la regola dovrebbe dirlo espressamente.

Fine. Usa l’ultimo giorno del rapporto, cioè la data di cessazione indicata nella lettera di dimissioni o di licenziamento, al termine del preavviso se viene lavorato. Non sempre coincide con l’ultimo giorno di presenza: le ferie residue, per esempio, possono essere godute prima della cessazione.

Ferie e assenze. Ferie retribuite e malattia restano dentro il periodo, perché il rapporto prosegue. Se un’aspettativa non retribuita o un congedo contino per un diritto preciso lo dice la norma o il contratto che lo regola. Se li esclude, dividi l’impiego in due righe attorno al periodo escluso.

Lavoro autonomo, stage e tirocini. Inseriscili se vuoi vedere tutta la tua esperienza e lasciali fuori se la regola riguarda solo il rapporto di lavoro subordinato con un datore.

Cosa il calcolatore non considera

Il calcolatore misura tempo tra due date. Non sa per chi hai lavorato, con quale contratto o quante ore alla settimana, e non applica alcuna legge, contratto collettivo o accordo.

Non considera: ore lavorate, percentuali di part-time, contributi o retribuzioni, il computo speciale del servizio militare o dei periodi figurativi, l’arrotondamento delle frazioni di mese o di anno come negli articoli 2120 del codice civile e 8 del decreto legislativo 23/2015, regole che escludono aspettative o ripartono da zero dopo un’interruzione, e date successive a oggi. Ognuna di queste regole dipende dalla norma che stai verificando; applicala tu al risultato.

Il risultato non è una consulenza legale, fiscale o finanziaria e non sostituisce un attestato del datore di lavoro o un documento dell’INPS. Se dalla tua anzianità dipende denaro che ti spetta, chiedi a chi lo calcola il suo numero e usa il calcolatore per verificarlo.

Errori frequenti

  • Inserire come fine il giorno dopo l’uscita. La fine è l’ultimo giorno del rapporto. Il giorno dopo allunga ogni periodo di un giorno e fa sembrare sovrapposti due impieghi consecutivi.
  • Sommare gli impieghi a mano. Due lavori insieme non raddoppiano l’anzianità. Inseriscili entrambi e lascia che il calcolatore conti una volta il tempo in comune.
  • Convertire i giorni residui in mesi. 43 giorni non sono 1 mese e 13 giorni, a meno che una regola non fissi 30 giorni per mese. Hai entrambe le letture; usa quella che chiede la tua regola.
  • Lasciare un buco per una data sbagliata. Un impiego dal 06/02/2012 al 31/08/2017 e uno dal 02/09/2017 al 13/06/2025 danno 13 a 3 m 38 g in due periodi. Se il secondo contratto è iniziato in realtà venerdì 01/09/2017, il risultato è 13 a 4 m 8 g in un solo periodo.
  • Sommare tutti i datori per il TFR o il preavviso. Queste regole guardano al rapporto con un datore. Per verificarle, inserisci solo i periodi presso quell’azienda.
  • Perdere un periodo senza accorgersene. Una riga con l’inizio dopo la fine o una data incompleta viene saltata, e un avviso sopra i risultati te lo segnala. Leggi gli avvisi prima di copiare il totale.

Prossimi passi

Quando sai da quanto tempo lavori, la domanda successiva è spesso cosa significa per i tuoi soldi. Se un rapporto finisce, il TFR o l’ultima busta paga sono un buon momento per controllare il tuo cuscinetto con il calcolatore fondo di emergenza; l’articolo sul fondo di emergenza spiega quanto conviene tenere da parte e dove.

Gli anni di lavoro sono anche anni di risparmio. Il calcolatore interesse composto mostra cosa sarebbe diventato un risparmio regolare nello stesso arco di tempo, e l’articolo su l’interesse composto e il valore temporale del denaro spiega perché i primi anni pesano di più. Il calcolatore FIRE ribalta la domanda: quanti anni di lavoro mancano perché il tuo patrimonio possa coprire le spese.

Se il tuo stipendio cresce con gli scatti di anzianità, l’articolo su l’inflazione e perché il denaro perde valore ti aiuta a capire se l’aumento tiene il passo dei prezzi. Che cos’è investire è un buon punto di partenza per far lavorare una parte del tuo stipendio.

Domande frequenti

Risposte brevi su cosa conta questo calcolo dell’anzianità di servizio, come tratta sovrapposizioni, interruzioni e giorni residui e a cosa serve il risultato.

Somma il tempo tra la data di inizio e la data di fine di ogni periodo inserito, e le due date fanno entrambe parte del periodo. Vedi l’anzianità totale in anni, mesi e giorni, il numero di giorni di calendario e il numero di periodi distinti. Puoi inserire fino a 30 periodi tra l’01/01/1950 e oggi; «Fino a oggi» chiude un periodo alla data odierna. Non si applicano regole speciali, come il servizio militare o i periodi figurativi. Tutto viene calcolato nel tuo browser e nulla di ciò che inserisci viene inviato altrove.

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